Megadungeon

Dopo le ultime esperienze, ho aspettato che vi fossero almeno 3 sessioni in questa campagna per archiviarne le vicende.

Abbiamo cominciato giocando a Dungeon Crawl Classics. Divertentissima la prima sessione: 4 giocatori per un totale di 20 personaggi di livello 0, tra cui un nano allevatore con appresso una scrofa, due halfling macellai e due finti disabili che mendicano per la gilda. Esplorano un vecchio tempio sotterraneo dove si dice viva Gurzumbag, un mostro gigante che imponeva tributi sempre più gravanti alla città di Barzac fino a giungere ad esigere parecchi sacrifici umani alla settimana. Sin da subito personaggi più sfigati vengono lanciati contro le porte manifestamente protette da trappole mortali e, dopo morti, usati come ariete per sfondarle. Altri vengono mandati in solitudine ad esplorare stanze piene di non morti, rimpolpando le fila di questi ultimi. Dopo aver svuotato il dungeon e preso tutto il tesoro, i 14 sopravvissuti fanno ritorno a Barzac. Con loro portano: la maschera indossata dall’alto sacerdote (un teschio ovino cornuto con un occhio al centro che si apre fiammeggiante se è indossata), una sfera di cristallo trovata sulla scrivania del suddetto uomo di chiesa, il codino ispido e puzzulente di Gurzumbag come prova della sua morte, vari gioielli e armi ed infine un diario dove si dettaglia la storia del culto, il quale sembra abbia origine nel sottosuolo della valle su cui sorgono le città dei popoli liberi.

La seconda sessione è stata un martirio: partiti con l’idea di fare un megadungeon sandbox, i sopravvissuti di primo livello procedevano lenti come lumache per evitare ulteriori perdite; ad ogni incontro (amichevole o meno che fosse) solo due opzioni erano contemplate: crivellarli con balestre e incantesimi mantenendosi a distanza di sicurezza o scappare a gambe levate. Sono riusciti tuttavia a scoprire l’entrata del dungeon, passando dal Ponte dell’Aurora, da cui si diceva si potesse scovarla; ed infatti all’alba i raggi del sole, filtrati dalle montagne e canalizzati come un prisma dal ponte, illuminano ad occhio di bue la palude a nord del castello di Caldor. Arrivati nell’acquitrino (situato all’interno di un grande cratere) radono al suolo un forte di banditi con una tattica innovativa e geniale: PRIMA viene lanciato Blocca Portale sull’unica uscita della stanza del capo dei banditi, e solo DOPO si dà il via alla pioggia di dardi, fuoco e creature evocate dalla finestra. Qui, delusi e amareggiati, finisce la seconda improduttiva sessione. Il senso di inutilità relativo alle quintalate di statistiche che ho dovuto trascrivere per mostri mai incontrati o uccisi all’istante mi ha davvero abbattuto.

Ma ripreso coraggio, e spalleggiato dal futuro nano barbaro, ho convertito tutti i personaggi a Dungeon World e la terza sessione, anche se comunque scricchiolante per ragioni esterne al gioco in sé, è andata decisamente meglio.

Innanzi tutto, abbiamo avuto una guest star per questa sessione, e dato che una giocatrice si era affezionatissima ad un personaggio morto a livello 0, gli eroi hanno trovato quest’ultimo e la new entry legati come salami al piano superiore della tana del capo. Interrogati i sopravvissuti (dopo una lunga discussione al tavolo riguardo al se giustiziarli o meno culminata in “vabbè, se voi non volete è inutile che perdiamo tempo per una cosa del genere, però siete una palla al piede”) i nostri vengono a sapere che c’è effettivamente una grotta poco più a nord nella palude che si inoltra nelle profondità. Tosti vi si dirigono e incontrano una popolazione sotterranea metallofaga di creature minerali; manco a dirlo, i primi scambi includono grosse martellate e urla di dolore, ma poi, viste le forze avversarie soverchianti, il bardo ha la brillante idea di sfruttare il fatto che queste creature comunichino tramite le vibrazioni sul terreno suonando una melodia che possa far passare il gruppo indisturbatamente tra le loro fila. Arrivano nell’ultima delle grotte abitate dai metallofagi, una grossa cava sulle cui pareti crescono come funghi formazioni di cristallo simile a diamante chiaramente imparentate con i mostri di cui sopra. Vari giocatori entrano in frenesia da tesoro, cercando di arraffarne il più possibile, mentre un paio se ne tengono alla larga sulla base di un tiro fallito di Spout Lore che ha identificato questo materiale come velenosissimo. Al di là del tesoro, è la cosa che a quanto pare ha interessato di più i giocatori; il barbaro insisteva si trattasse di un utero e che quelli fossero embrioni di mostri (indice probabilmente del desiderio di vivere scenari metafisici e intrippanti), mentre il guerriero ha insistito un paio di volte sul seguire i misteriosi fasci ondulati fluorescenti che brillavano sul pavimento (texture presenti anche sia sui diamanti raccolti che sul corpo dei mostri affrontati). Più avanti viene attraversato un torrente sotterraneo (momento in cui il ladro, impegnato da whatsapp per la maggior parte dell’avventura, comincia a dar segni di vita tirando fuori un rampino dallo zaino) per finire in un piccolo insediamento di Azer all’interno delle famose aule naniche che eoni fa furono scavate nel sottosuolo. Qui i giocatori, scegliendo miracolosamente di parlamentare piuttosto che aggredire, vendono parte del tesoro, si rifocillano, ed il suddetto ladro, in un mio tentativo di dargli almeno un briciolo di spotlight, combina un macello tentando di derubare un Azer gioielliere con l’unico risultato di far rinchiudere in prigione la sua hireling preferita.

La partita si chiude con un generale apprezzamento per i mostri, il desiderio di vivere scene d’azione che non siano solo ammazzarli, e il bisogno del ladro di andare a salvare il proprio hireling in un modo o nell’altro.

Ultimo pensiero: evidentemente i giocatori non hanno grande fiducia nelle mie facoltà mentali, visto che non è la prima volta che mi si fa notare una cosa del genere. Com’è possibile che gli Azer siano così interessati a comperare minerali che crescono naturalmente in una grotta a poche decine di metri di distanza? Lascio all’acuto lettore il compito di trovare una risposta.

I personaggi:
Loden, nano guerriero neutrale, armato di un martello gigante e seghettato
Drakkarrr Tritakraken, nano barbaro neutrale, un pirata vissuto e guerrafondaio
Miles, umano mago neutrale, dedito alla ricerca di segreti arcani (almeno sulla carta)
Ptarth, umano ladro malvagio, cleptomane bugiardo e avido

La mappa di questi primi corridoi del megadungeon è stata generata casualmente tramite dave’s mapper e poi ricalcata e modificata su photoshop:
entrata

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